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La FIFA rivela le motivazioni della sanzione contro la Spagna per il coro offensivo

Via Yallakora

La FIFA ha rivelato i dettagli della sanzione inflitta dal Comitato Disciplinare alla Federcalcio spagnola, a seguito di cori offensivi intonati dai tifosi durante una partita disputata contro la nazionale egiziana all'inizio del 2026.

I fatti risalgono alla partita amichevole internazionale tra le nazionali di Spagna ed Egitto del 31 marzo 2026, durante la quale un gruppo di tifosi spagnoli ha cantato uno slogan in spagnolo che significava: "Chi non salta è musulmano".

Secondo i rapporti presentati al Comitato Disciplinare della FIFA, il coro si è ripetuto durante l'incontro, spingendo gli organizzatori a mostrare sui maxischermi dello stadio un messaggio di avvertimento contro la discriminazione.

La difesa della Federcalcio spagnola

La RFEF ha chiesto l'archiviazione del procedimento disciplinare, affermando che la parola "musulmano" non è di per sé offensiva o razzista e che il coro non conteneva insulti né incitamento all'odio. Ha inoltre precisato che lo slogan è stato intonato da un numero limitato di tifosi, mentre il resto delle tribune non lo ha fatto proprio, reagendo con fischi e disapprovazione ai tentativi di ripeterlo.

La Federcalcio spagnola ha sottolineato che né la nazionale egiziana né la sua federazione hanno presentato reclami riguardo all'episodio; anzi, quest'ultima ha inviato una lettera di ringraziamento alla RFEF per l'ottima organizzazione della partita.

La RFEF ha confermato di aver adottato diverse misure per affrontare l'accaduto, tra cui la proiezione e la trasmissione di messaggi anti-discriminazione, il rafforzamento delle misure di sicurezza nelle tribune interessate, la condanna pubblica del coro e la collaborazione con la polizia per identificare i responsabili.

In via subordinata, la Federcalcio ha chiesto che l'episodio fosse classificato come comportamento scorretto dei tifosi ai sensi dell'articolo 17 del Codice Disciplinare, anziché come discriminazione religiosa ai sensi dell'articolo 15.

Motivi del rigetto delle difese della Federcalcio spagnola

Il Comitato Disciplinare ha respinto le argomentazioni della RFEF, chiarendo che sebbene la parola "musulmano" possa essere neutra se usata singolarmente, il modo in cui è stata impiegata in questo coro ha trasformato l'identità religiosa in uno strumento di scherno ed esclusione.

Il Comitato ha ribadito che l'articolo 15 non richiede l'uso esplicito di termini razzisti o offensivi, essendo sufficiente l'utilizzo della religione o di qualsiasi altra caratteristica protetta in modo dispregiativo o discriminatorio.

Il Comitato ha ritenuto che un osservatore oggettivo avrebbe interpretato il coro come un uso dell'identità islamica per deridere l'avversario, specialmente in una partita contro la nazionale egiziana. Ha inoltre stabilito che la mancata presentazione di un reclamo da parte dell'Egitto o l'interruzione della partita da parte dell'arbitro non escludono la violazione.

È stato notato che le stesse misure adottate dalla RFEF, come l'attivazione dei messaggi anti-discriminazione, la condanna dell'episodio e la collaborazione con la polizia, confermano che era consapevole della gravità del coro.

Responsabilità oggettiva e circostanze attenuanti

Il Comitato ha confermato che la RFEF risponde in modo oggettivo (strict liability) del comportamento dei propri tifosi, anche qualora dimostri di non aver commesso alcuna colpa o negligenza.

Tuttavia, il Comitato ha tenuto conto della rapidità dell'intervento della Federcalcio, della sua piena collaborazione, della condanna dell'episodio e del precedente record privo di violazioni analoghe, considerando questi elementi come circostanze attenuanti che giustificano l'applicazione della sanzione minima prevista.

Le sanzioni della FIFA

Il Comitato Disciplinare ha deciso di multare la RFEF di 20.000 dollari e di obbligarla a giocare la prossima partita amichevole internazionale della nazionale maschile maggiore in casa con un numero limitato di spettatori, chiudendo almeno il 15% dei posti disponibili, concentrando principalmente la chiusura nelle tribune dietro le porte.

Il Comitato ha consentito alla RFEF, in alternativa alla chiusura di tali posti, di destinarli a famiglie, studenti o organizzazioni anti-discriminazione, a condizione di svolgere attività e diffondere messaggi di sensibilizzazione durante la partita e di ottenere l'approvazione della FIFA sul piano di assegnazione dei posti almeno 15 giorni prima dell'incontro.

La RFEF è stata inoltre obbligata a investire l'importo della multa entro sei mesi nella preparazione e nell'attuazione di un piano globale per combattere la discriminazione e prevenire il ripetersi di tali episodi, previa approvazione della FIFA. In caso di mancato rispetto degli obblighi di sviluppo e attuazione del piano, la Federcalcio sarà tenuta a versare direttamente alla FIFA i 20.000 dollari.

La sentenza sottolinea che la valutazione dei cori non si basa sul significato linguistico isolato delle parole, ma sul contesto, sullo scopo e sulla modalità d'uso. Pertanto, la FIFA ha considerato che trasformare l'appartenenza islamica in uno strumento di scherno verso la nazionale egiziana costituisce discriminazione religiosa, anche in assenza di insulti espliciti e nonostante le rapide misure adottate dalla federazione organizzatrice per fronteggiare l'episodio.

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