Ha dichiarato Magdi El-Gelad, direttore editoriale della fondazione giornalistica e mediatica "Ona", che i media egiziani affrontano una crisi riguardante la loro identità e il loro ruolo guida, che ha sempre caratterizzato il panorama mediatico nel mondo arabo.
El-Gelad ha spiegato, durante il programma "Huna Al-Ahly" trasmesso sul canale Al-Ahly, che la crisi è legata a due fattori principali: il primo è il ritardo nello sviluppo dell'industria mediatica in Egitto rispetto ai progressi registrati a livello globale; il secondo concerne le nuove generazioni emergenti nell'ambito dei media egiziani.
Ha aggiunto: "Se lo Stato, attraverso le sue istituzioni e i suoi centri decisionali, desidera che i media egiziani tornino alla loro antica forza, ciò può avvenire nel giro di un solo anno".
El-Gelad ha inoltre affrontato il dibattito in corso sul tifoserismo sportivo, sottolineando che gran parte di esso è diventato il risultato dello sfruttamento del fanatismo all'interno del discorso mediatico, delle politiche delle istituzioni giornalistiche e dei programmi sportivi, in un contesto di polarizzazione di voci e penne.
Ha indicato che club e giocatori dispongono di comitati operanti tramite i social media, considerando ciò ormai una realtà nei media egiziani, e si è chiesto: "Come posso biasimare il pubblico per il suo fanatismo, mentre esistono reti sociali e comitati che sfruttano questo fanatismo giorno e notte?".
El-Gelad ha confermato che "la struttura stessa dello sport si basa fondamentalmente sulla polarizzazione", osservando che le precedenti generazioni di giornalisti si chiedevano spesso l'appartenenza del giornalista: "Questo giornalista è sostenitore dell'Al-Ahly o dello Zamalek?", sottolineando che quell'epoca era caratterizzata dal fatto che la professione resisteva alla classificazione e alla polarizzazione.



































