La crisi della nazionale egiziana e di Hossam Hassan ha diviso gli appassionati di sport in due fazioni: una sostiene l'Al-Amid (il Decano) e lo acclama come allenatore a vita, mentre l'altra non sopporta nemmeno di sentirne il nome. Tuttavia, questo non è il vero problema, poiché Hossam Hassan resterà in carica anche se dovesse perdere contro il Sud Sudan, un'ipotesi che era impossibile si verificasse, dato che quella squadra del Sud Sudan potrebbe essere battuta da una formazione amatoriale proveniente da una delle strade del Cairo.
Ciò che la recente crisi ha provocato, però, è stato rendere "le carte scoperte" nel panorama mediatico sportivo egiziano. Ho visto giornalisti manifestare un sostegno incondizionato a Hossam Hassan in ogni circostanza, difendendolo accanitamente anche quando aveva torto. La situazione è arrivata al punto che uno di loro ha deliberatamente evitato di menzionare le dichiarazioni di Hossam, nelle quali definiva il portiere della nazionale egiziana degli ultimi otto anni come "finito", né ha citato il comunicato emesso successivamente dalla Federazione Calcistica Egiziana tramite Hany Abo Rida per rispondere all'allenatore della nazionale. Eppure, ciò avrebbe dovuto costituire l'evento principale di qualsiasi programma sportivo quotidiano dedicato al calcio in Egitto, soprattutto durante una pausa internazionale in cui non ci sono altre notizie se non quelle relative alla nazionale.
Dall'altra parte, sono emersi giornalisti che chiedevano la testa di Hossam Hassan e il suo immediato esonero dall'incarico di commissario tecnico della nazionale egiziana, dimenticando il suo risultato ai Mondiali 2026, che nessuno potrà negare. Tuttavia, hanno mostrato un rancore recondito nei confronti della persona di Hossam Hassan, il quale, tra l'altro, non mi piace né per le sue azioni né per il modo in cui si rapporta con le persone in generale, e non solo con i giocatori, perché sembra soffrire di qualcosa che solo i medici possono diagnosticare.
Per quanto riguarda i giornalisti, in particolare quelli famosi sui social media, potremmo dire molto ma preferiamo tacere. Lo stesso protagonista della vicenda, Mohamed El-Shenawy, non ha parlato né ha mostrato alcuna reazione all'insulto subito dalle labbra dell'allenatore della sua nazionale. Il club Al-Ahly si è fatto carico della sua difesa con un comunicato di protesta e l'estensione del contratto. Nonostante ciò, questi giornalisti si sono affannati a rivelare quelle che chiamano "segreti dei precedenti ritiri della nazionale" – ora venuti alla luce con l'obiettivo di screditare specifici giocatori – e a frugare in tutti i difetti dell'uomo, solo per sostenere Hossam Hassan e coprire il suo errore nel descrivere un giocatore del calibro di El-Shenawy come finito, e nel definire il campionato egiziano come incapace di offrire calcio.
Vi sono invece giornalisti che hanno rispettato la professionalità, svolgendo il proprio lavoro con totale trasparenza, senza amore né odio verso qualcuno, né per interessi personali. A costoro va tutta la mia stima; li conosco personalmente. Anche chi di loro ha criticato una delle parti, dalle sue parole emergeva chiaramente che lo faceva con sincerità e per motivazioni comprensibili, senza avere alcun interesse personale con l'allenatore, un giocatore o qualsiasi altra parte coinvolta nella crisi.
Personalmente, ho iniziato a riconoscere per nome chi sostiene Hossam Hassan in modo assoluto per interessi personali o "familiari", o per odio verso altre parti; chi lo sostiene perché lo ama come giocatore con una storia alle spalle e lo ritiene il più adatto ad allenare la nazionale, apprezzando il suo risultato ai Mondiali; e chi lo odia e ne desidera il fallimento per ragioni personali come gelosia, rancore e invidia. Allo stesso modo, ho imparato a capire chi critica in buona fede per cercare di sistemare le cose. Ormai, il gioco è diventato "a carte scoperte".
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Giocare allo scoperto






